Generazione 2.Zeno

Spesso, troppo spesso, m’imbatto nella generazione 2.Zeno. Che sia sui social network o per strada.

Quei ragazzi che passeggiano con La coscienza di Zeno nella mano destra e la canna nella sinistra, talvolta si fermano per parlarti della figura dell’inetto. Con la maglietta di H&M coi Beatles sgranati. Con una citazione del Capitale di Marx tatuata sulla spalla, con lo spartito di una canzone a cazzo tatuato sull’avambraccio. Coi jeans stretti stretti e le Vans monocromatiche. Con in spalla lo zainetto dei Led Zeppelin, colmo di cd di un gruppo indie romano che dodici persone conoscono. Coi loro discorsi sulle giovanili di partito, sui collettivi, sulla rivoluzione, sulle manifestazioni, sull’Expo, sul degrado, sulla politica europea, sulla fenomenologia dello spirito, sul loro ultimo viaggio a Helsinki perché Londra e Berlino sono mainstream e Barcellona è piena di napoletani. Che si fregiano di aver letto quello e di aver letto questo, che lo postano su Facebook, che devono postarlo su Facebook, che se sentono nominare Allevi loro fanno «ah no, meglio Einaudi».

Una generazione a cui appartengo anagraficamente, ma nella quale non mi rispecchio. Certo, anch’io ho le mie maglie coi Beatles (perché li amo) e il mio septum che fa tanto «oddio, quanto sei alternativa». Ma sì, va anche bene, io non disprezzo mica i tuoi piercing, che tu ti vesta in un certo modo o che abbia letto e capito La coscienza di Zeno, a me fa schifo che tu faccia la foto al libro accanto alla tazza del cappuccino e a un paio di biscotti. E sì, ognuno fa il cazzo che vuole, così come io scrivo ‘sto post.

Gli stessi ragazzi che usano “faccia da contadina/o” come offesa.

Ne leggo davvero tanti su Twitter, non ho mai risposto perché ‘sticazzi, però che pateticità.

Ciao, carissimi figli di imprenditori italiani, a salutarvi è la figlia di un contadino.

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16 pensieri su “Generazione 2.Zeno

  1. Girovagando tra i blog suggeriti da Piero ho trovato questa citazione “L’ignoranza è la cosa più comoda che io conosca dopo il divano del soggiorno di casa mia.” (https://liveeread.wordpress.com/2015/07/15/lignoranza-comoda/).
    Riflessione che potrebbe riguardare le persone di cui parli. L’ignoranza (unita all’umiltà e ad un sensibilità normale) può diventare un opportunità (https://papillon1961.wordpress.com/2014/06/22/lignoranza-e-un-opportunita/): quella di migliorare ogni giorno. Spero di non offendere se mi autocito, ma vista l’attinenza, il mio semplice post ci può stare.

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  2. Però debbo dire che a volte quella che descrivi è una fase evolutiva. Che può anche portare ad un livello accettabile. Comunque vanno presi per il culo, perché l’autoironia se non la imparano ora non la imparano più. In ogni caso meglio di quella grandissima maggioranza che al tuo post (ammesso e non concesso che arrivassero a leggerlo…cosa di cui dubito fortemente) risponderebbero, ma Zeno chi?

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  3. Scritto nel 1923 era un libro di vera avanguaudia: io lo lessi nel 1964, avevo 13 anni, non ci capii quasi niente. Lo ripresi ventanni dopo e lo trovai interessante ma difficile da digerire perchè la storia analitica di una nevrosi non mi è mai stata gradita. Ma bisogna considerare molte altre cose: la struttura narrativa aperta, il contesto culturale dell’epoca e la novità che il libro ha rappresentato in Italia in quegli anni.
    Va letto attentamente perchè è difficile. Francamente non riesco ad immaginarlo nelle tasche di un ventenne o trentenne di oggi, immagino che sia solo una moda, come dici tu, una moda scipita e senza succo come quasi tutte le mode e gli atteggiamenti. Il web ne è pieno. Il confronto con la terra e il suo lavoro è improponibile comunque però la coscienza di Zeno Cosini è una cosa, la sua esibizione sciocca un’altra.

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  4. La coscenza di Zeno? Fa parte di quella schiera di libri, come quelli di Joyce, dui cui Svevo era amico, che non riesco a leggerli. Ci provo ogni tanto, sperando che sia la volta buona ma alla fine dopo poche pagine o poche righe, dipende dalla giornata, rinuncio.
    Non sapevo che faceva trend.

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  5. Praticamente La coscienza di Zeno non è piaciuta a nessuno, o nessuno l’ha capita, ma a loro piace sfoggiarla come accessorio, come un cinefilo che cita La corazzata Potiemkin (boh) che fondamentalmente, lo sappiamo, e’ una cagata pazzesca. Quello che manca a queste persone e’ l’umiltà del contadino, inteso nel senso in cui l’hai scritto tu. Quell’umiltà che ti impone di partire da zero, ammettendo di non sapere e non capire nulla, così da poter scegliere ciò che fa per lui, e indossarlo come un abito cucito giusto. Non tutti possiamo indossare tutto.

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  6. Capisco benissimo la contadinanza.
    Mi sono dovuto togliere la barba ed i baffi perché non ce la facevo piú ad essere associato a questo tipo di persone (inoltre per le citazioni su Facebook è sufficiente copiare ed incollare, neanche leggere, la quarta di copertina dalle librerie online)… spero che questa moda passi presto.

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  7. Salutali anche da parte mia. Figlio e nipote di contadini. Digli che sono quello che gli spacca la faccia per strada se sbagliano a parlare.
    Le magliette “alternative” le metto anche io, qualche volta, ma quelle con l’effige di Tito.
    A me Svevo non piace.
    Ciao

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      1. Mamma mia che brutto. E magari se lo sono anche dovuti far piacere a forza, o detestarlo per fare gruppo.
        Peggio della discriminazioni che quelli “meglio” facevano a scuola solo perché “gli altri” non avevano i vestiti firmati.
        Gli unici libri letti per forza son elle di scuola, quelli che (alcuni) ho poi apprezzato rileggendoli da adulta.

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