Gli esami di coscienza non finiscono mai!

Gli esami di coscienza non finiscono mai! Anzi, sono appena iniziati.

La mia testa è andata in loop con le parole di Ilaria Pilla. Chi cazzo è Ilaria Pilla? Una giovane studentessa universitaria che, assalita dai miei lamenti, ha cercato di trasmettermi qualcosa. Detto così pare che abbia cantato in mia presenza e che io, in perfetto stile X Factor, abbia detto «Ilaria, mi sei arrivata». In realtà mi ha soltanto parlato, usando delle parole tanto semplici quanto invasive, ed io ho ascoltato. Certo, non è una novità, ascolto sempre ciò che mi viene detto, ma non succede spesso che i discorsi altrui invadano così il mio cervello.

Cosa cazzo ha detto Ilaria Pilla? Non so se ciò che segue è davvero ciò che mi ha detto, di sicuro è ciò che ho capito.

In vista dell’esame di maturità, suo fratello ed io stavamo a lamentarci di come le persone che ci circondano siano state trattate in modo diverso (ovviamente migliore) rispetto a noi e di come sia ingiusto tutto ciò.

«Fatevi un esame di coscienza, avete da ridire perché ciò è ingiusto o perché non siete voi i protagonisti?»
Già. Rispondere ad alta voce mi fa paura, è addirittura un problema. Ma io so e tutti voi sapete. Vi siete mai posti questa domanda? Non per forza in relazione ad un esame. Io sì, ma mai così chiaramente e il solo fatto che qualcuno, rivolgendosi a me, abbia pronunciato queste parole mi crea una strana tensione nel corpo, fastidiosa ma funzionale.

L’esame di maturità –ci ha detto– è la prima vera prova di come il sistema inglobi tutti quanti noi, di come ci mangi. Non vogliono lo studente collaborativo, lo vogliono competitivo-distruttivo. Vogliono tirarci fuori tutti i pensieri meschini, io ne sono dentro al 200% e me ne sto rendendo conto adesso. Ma non riesco a smettere, so di sbagliare, ma non riesco a smettere di farlo. Non riesco ad uccidere i miei pensieri meschini. Sembra quasi una droga: vado avanti e giustifico me stessa citando le azioni degli altri sputando veleno sugli altri quando l’unica cosa che dovrei fare è, appunto, un esame di coscienza. Ed è questo ciò che mi tormenta, la convinzione di averlo fatto. Contemporaneamente, però, non faccio altro che paragonarmi agli altri. Allora è veramente un esame di coscienza? Non lo so, penso di sì, ma forse no. Maledetta me, questa contraddizione non mi porterà da nessuna parte.

Ci “provo” adesso. Ho davvero fatto tutto quello che potevo fare quest’anno? No. Sono stata corretta con me stessa? No. Sono stata corretta con gli altri? No.

Ecco, l’ho fatto ancora una volta, a quest’ultima domanda ho risposto con un’altra domanda: “Ma gli altri sono stati corretti con me?” e la risposta è comunque “No”. Ma questo non c’entra, non dovrebbe proprio azzeccarci un cazzo. Semplicemente non dobbiamo smerdare gli altri anche se loro smerdano noi, perché ciò significa che non stiamo bene con noi stessi, che abbiamo bisogno di puntare il dito (e tutto il braccio) contro gli altri per valorizzarci, che non siamo felici (banale ma verissimo). Ma l’essere umano è davvero capace di questo? Da felice sì, ne sono sicura, ma da non felice? E da “quasi felice”? Riuscirà ad accantonare, almeno in parte, la sua natura vendicativa? Perché diciamolo: felicità è una parolona, infatti da adesso parlerò di realizzazione personale. Io comunque lo spero perché “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”. E poi penso ad Ilaria e sembra una che sta fuori dal sistema, o sta fuori e basta, o sto fuori io che ci spero e ci spero davvero.

La conclusione di Ilaria Pilla? Ci sentiremo davvero realizzati quando gli altri non tangeranno i nostri pensieri, quando saremo indifferenti a quello che succede fuori, ché a noi non serve Facebook per esistere, ché esistiamo di più senza Facebook. [Lo dico anch’io, ma detto da una che Facebook manco ce l’ha, ovviamente, vale il triplo. Anzi, detto da lei vale e basta, detto da altri no.] E, soprattutto, non possiamo permetterci di circondarci di persone che ci valutano male o che, peggio ancora, hanno bisogno di valutazioni misurabili per costruirsi un pensiero di noi.

La mia conclusione? Gli altri non tangeranno i miei pensieri quando mi sentirò realizzata, quando farò qualcosa di veramente bello. Forse ho alterato il suo pensiero, forse in questo modo non è positivo, forse mi picchierebbe se mi sentisse, ma c’è da considerare che sono ancora in una fase intermedia, o comunque poco avanti di quella iniziale. Però qualcosa di buono c’è: ora il mio obiettivo è raggiungere quel “qualcosa di veramente di bello” e la conseguente indifferenza nei confronti degli altri perché ho realizzato che questo è ciò che accadrà e saperlo è già una una cosa buona, anche se è poco. Devo solo imparare ad usare tutta la forza che ho per migliorarmi e non per distruggermi.

Questo non è un post, questo è un promemoria.

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7 pensieri su “Gli esami di coscienza non finiscono mai!

  1. Con il passare degli anni avrai modo di osservare come queste dinamiche si perpetuino ed acuiscano.
    La maggior parte degli individui vive in un perenne stato di invidia ed antagonismo, ed invece di ricercare un proprio miglioramento (in qualsiasi senso) prova a “trascinare” in basso chi ritenga migliore di sé (realizzato, vogliamo dire?); provano una sorta di soddisfazione non tanto nei propri successi quanto negli insuccessi di altri.
    Tieni sempre a portata di mano questo promemoria che ti sei scritta, e probabilmente riuscirai a non rientrare in questa massa di stupidità 😉

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