«Come stai?»

(Quasi quasi ti dico di farti un giro sul mio profilo di Twitter, ma non voglio disturbarti. Okay, sarò sincera: mi vergogno di ciò che scrivo. Gli sconosciuti possono leggere, gli altri no. Mi peserebbe spiegarti che non sono così pudica come credevi. E poi odio l’affermazione mista a domanda «Ma tu sei fidanzata, perché parli così?» che è a dir poco stupida. Chi te l’ha detto che parlo d’amore? Sveglia! Il mio ragazzo è lì a leggermi da molto prima di te.
Quando nomino dei pezzi di merda mi riferisco sempre a chi se n’è andato senza un reale motivo o che forse non mi voleva così bene, che sia un amico o un’amica. Più un amico che un’amica. Sì, finisco sempre col pensare a lui, il mio famoso amico, manco fosse il mio ex! È che pensavo fosse un vero amico, uno di quelli con la A maiuscola, al punto di dirgli: hey, sono un cervello rosso, tu sei il mio amico, tu puoi leggermi, non dirlo a nessuno.
Gli voglio ancora bene, ma lo odio. Lo odio perché è un senzapalle. Lo odio perché è amico, e lo è sempre stato, di chi per il 30% della mia giornata mi deride e mi fa odiare l’umanità. A scuola.
Sì, vado ancora a scuola anche se avrei dovuto terminarla due anni fa. Per me questa è una vergogna, già mi sento fuori luogo a vent’anni in un liceo, poi si mettono anche i bulletti. Me ne vergogno come se avessi picchiato un bambino. Me ne vergogno per colpa degli altri perché sono gli altri che me lo fanno pesare, sono gli altri che mi fanno credere che io sia idiota come credono loro. Io vorrei solo dirgli: ma voi che ne sapete? Voi non sapete perché ho perso due anni della mia vita. Voi non sapete e se lo sapeste non capireste.
Ma questa è un’altra storia.
Dicevo, i bulletti. Come fa il mio grande amico ad essere amico di persone che, detto molto terra terra, non sanno campà? Come fa lui a non dire nulla quando loro deridono gli altri? Li deride anche lui? O è uno che pur di emergere resta in silenzio? Chissà, ad ogni modo è un’idiota ed io lo odio. Però gli voglio bene. Forse no, non lo odio. Però mi fa schifo. Vaffanculo Mario, che forse leggerà pure i miei sfoghi perché a lui ho regalato il privilegio di leggermi. È con lui che sono stata vera vera, senza filtri. È lui l’unico amico al quale ho detto tutto. Dai, dovrei smetterla, quante volte ho scritto la parola “amico”? Quattro o cinque? E quante volte ho scritto la parola “vaffanculo”? Sono ridicola. Mario mi fa schifo perché è riuscito a farmi schifare me stessa più di quanto già faccia.
Tu hai mai perso un amico? Io non credevo che fosse così traumatico da chiamare il mio ragazzo e dirgli: penso ancora a lui. E, tra l’altro, è anche molto divertente, persino dover precisare “no, non sono innamorata di lui, ha passato anche una settimana con me e il mio ragazzo”. Poi penso a quella settimana, passo per Piazza Bologna e faccio, quasi distrutta, a Giorgio: ti ricordi quando stavamo io, tu e Mario qua? Perché si è comportato così con me? Perché è diventato così acido?
E tutti questi pensieri sono troppo disordinati per me, figurati per te. Dunque, ti risponderò diversamente…)

Bene.

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